TOTEM IL CANALE

GIORDANO PARITI

" (M)EAT "

18 Aprile - 26 Maggio

Inaugurazione: Sabato 18 Aprile - ore 18.30

 

      

foto lambda  su forex nero cm 50 x 75

                               

dettaglio video / video detail

   

 

Testo critico di Francesca De Filippi.

(M)EAT, ovvero un rafforzativo, quasi una tautologia, il bisogno, nel titolo di questa mostra dell'artista Giordano Pariti, di "inspessire il significato", di spingersi oltre il limite. Ma quale limite? E quale significato ? (M)EAT, cioè meat (carne) e eat (mangiare), come a dire "divorare", a sottolineare una pulsione primordiale, onnivora e famelica, un istinto atavico, avido di penetrare il senso più arcano e quasi animalesco dell'impulso umano alla vita. Ma questa apparente aggressione, del titolo come delle otto immagini presenti in mostra, nasconde una delicata raffinatezza di sentimento e corre in realtà su un doppio e intrecciato binario, alternato tra la paura di valicare i confini del "comune senso del pudore" e la fascinazione inevitabile dell'ambiguo, l'attrazione verso il "proibito" e l'inesplorato. "Proibito" che però non viene qui inteso come alterazione della normalità, ma piuttosto come un nuovo orizzonte nel quale rintracciare una matrice "archetipica" dell'origine della vita. La ricerca artistica di Pariti infatti, attingendo dalla propria complessa sfera relazionale ed emotiva, indaga le "possibilità altre" di leggere ed interpretare la profondità dell'esistenza umana. "Possibilità altre" che egli rintraccia seguendo un semplice metodo induttivo, partendo, cioè, dall'osservazione di se stesso e non solo, ma anche di quelle abitudini di se stesso che apparentemente sono più legate alla contingenza della vita, ai bisogni più terreni e accessori. Aspetti questi che però possono svelare verità oggettive sulla natura umana e sulle sue contraddizioni. Le immagini esposte, tratte alcune da una nota pellicola di P.Greenaway e altre dall'esperienza di luoghi e situazioni, mostrano queste contraddizioni, ma lo fanno quasi casualmente, lasciando emergere "tra le righe" il contrasto interiore dell'artista che si racconta. Ed anche il suo è un racconto quasi casuale, che affiora dal manifesto tentativo di confondere la realtà, di "sfocare" le emozioni, di ricondurre lo spirito sulla via dell'intelletto e della ragione, ma inutilmente, poiché esso è ormai sedotto e condotto dagli istinti più carnali, come il cibo e il sesso. Ma c'è come una repulsione, un tentativo di "redenzione" attraverso il rifiuto della propria naturalità, un rifiuto però direttamente proporzionale alla forza che, invece, lo attrae inesorabilmente verso l'animalità, intesa come principio immanente e congenito dell'essere umano e, dunque, come fonte di vita. Anche l'equilibrio compositivo delle foto, lanciato negli intensi rossi cardinale frammisti a tenui incarnati e bianchi scintillanti, emana l'andamento tortuoso del percorso emotivo e razionale ad un tempo, della storia dell'uomo che da sempre aspira alla perfettibilità, nell'eterna lotta tra intelletto e bestialità. La crudeltà, o meglio la cruda nudità, di alcune immagini, pone l'accento, di contro, sulla poesia, sulla bellezza, sulla ricerca dell'estetica pura della vicenda umana. Il marcato effetto di "fuori fuoco" è frutto invece di una articolata post-produzione: il nitido scatto originale viene fotografato e ri-fotografato quasi ossessivamente, nel tentativo di "confondere e confondersi", di prendere le distanze da una realtà verso la quale si è simultaneamente attratti e respinti, ma che sostanzialmente acquista maggior fascino quanto più si tenta di renderla ridondante e indecente.

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(M)EAT, in other words a strenghthening, almost a tautology, the necessity, in the title of this exhibition by the artist Giordano Pariti, to "thicken the meaning", to go over the limit. But which limit ? And which meaning ? (M)EAT, that is meat and eat, as to say "to devour", to underline a primordial instinct, omnivorous and ravenous, an atavic instinct, eager to pearce the most secret and animal sense of the human drive to life. However, this open aggression to the title as well as the eight works exhibited, hides a delicate and refined feeling and actually runs on a double and interwined track, alternating between the fear to cross the boundary of the "common sense of decency" and the inevitable fascination of the ambiguous, the attraction toward the "forbidden" and the unexplored. "Forbidden" not meant here as alteration of normality, but rather as a new horizon in which to find an archetype mould of the origin of life. The artistic search of Pariti, drawing from his own complex world of emotions and relations, investigates "other possibilities" to read and interpret the depth of human life. "Other possibilities" are found by Pariti following a simple inductive method: starting by looking at himself but also at his habits apparently more related to the circumstances of life, the more earthly needs and details. These aspects, however, can disclose objective truths about human nature and his contradictions. The exhibited images, some elaborated from a well known film by P.Greenaway, others from experience of places and situations, show these contradictions but almost casually, letting the internal conflict of the telling artist surface "between the lines". His one is an almost casual tale surfacing from the evident attempt to confuse reality, to soften the emotions, to conduct the spirit to reason and mind, but uselessly because it is already seduced and driven by the most carnal instincts like food and sex. But there is like a repulsion, an attempt of "redemption" through the refusal of his own nature, a refusal directly proportional to the strenghth that attracts inesorably toward the animality meant as the immanent and congenital principle of the human being, therefore as a source of life.
Even the composition balance of the photographs, rich with strong cardinal reds mixed with brilliant whites and flesh colours, points out the devious way, emotional and rational at the same time, of the history of mankind always striving to perfectibility in the eternal struggle between intellect and bestiality. The harshness, or better the raw nakedness, of some images, on the contrary underlines the poetry, the beauty, the research of pure aesthetic in the human life. The evident effect of "out of focus" is a result of an articulated post-production: the clear original shot is almost obsessivly phographed and re-photographed in the attempt to "confuse and getting confused", to keep at a distance from a reality toward which one is simultaneously attracted and rejected but then in fact the more one tries to make it excessive and indecent, the more it gets fascinating.

Giordano Pariti, Melendugno (Lecce) 1968.

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GIORDANO PARITI

"INTRA MOENIA"

 

14 APRILE - 25 MAGGIO 2007

COMUNICATO STAMPA
Alessandro Taurino scrive:

In "Intra moenia" Giordano Pariti a partire dall’analisi della realtà familiare, della struttura familiare, apre un varco al mondo delle relazioni, delle dinamiche emotivo/affettive interne ed esterne alla famiglia, effettuando una sorta di radiografia dei mutamenti presenti e non immediatamente riconoscibili. Utilizzando un atteggiamento decostruttivo non come strumento eversivo di "trasgressione" fine a se stessa, ma come filtro concettuale che consente l’accesso, in una sorta di epifania artistica, al piano del simbolico, l’artista non sembra celebrare visioni precostituite, ma tratteggia, attraverso i confini di una realtà in divenire, il mondo delle relazioni interne alla struttura familiare in cui passato, presente e futuro convivono nel molteplice tempo della fluidità.

"Intra moenia" apre una visione nelle viscere delle relazioni senza proclami o riverenze, proponendo una riflessione sulla famiglia che consente di recuperare in parallelo, sottrazione o superamento, i nuclei dell’identità e del vissuto soggettivo dell’artista.

Giordano Pariti, Melendugno (Lecce) 1968.

In galleria testi di Alessandro Taurino.

    

   

                        


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